La rana che russa

L'anfibio fra due mondi: lo stagno degli scienziati e la terra dei curiosi

La “hit-parade” degli scienziati

2 commenti

Anche gli studiosi hanno i loro grattacapi con le classifiche. In loro aiuto, però, non ci sono né i pronostici del polpo Paul né gironi più o meno favorevoli. I ricercatori dell’Indiana University a Bloomington hanno messo a punto un metodo per classificare gli scienziati, di qualunque disciplina si siano occupati, e ottenere così il nome di chi è stato il migliore, influenzando di più con i suoi studi chi ha seguito i suoi passi.

Se però è semplice e intuitivo confrontare atleti o squadre di un determinato sport, come si possono paragonare tennisti e sciatori, pattinatori artistici e pugili? Ipotizzando di poter “ordinare” gli scienziati della stessa disciplina, come fare una classifica tra fisici e filosofi, matematici e storici, e così via? Basarsi sul numero di citazioni che le pubblicazioni di ogni studioso si sono aggiudicate rischia di essere fuorviante: alcuni ambiti sono più trattati e seguiti, mentre altri sono lasciati a pochi allegri masochisti (il luogo comune dello scienziato pazzo e solitario deve pur avere qualche fondamento!). Questo farebbe segnare molti più punti ai ricercatori del primo campo rispetto a quelli del secondo, falsando il risultato. È quindi necessario trovare un modo per normalizzare le varie discipline, rendendole numericamente confrontabili.
Un metodo per classificare gli scienziati consiste nell’ordinarli in base al loro indice H: si tratta di un numero legato alla “prolificità” e all’interesse riscosso dalle loro ricerche. Per avere l’indice H pari a 10 è necessario aver prodotto almeno 10 pubblicazioni, ognuna delle quali deve essere stata citata almeno 10 volte. Questo consente di non tener troppo conto di un singolo lavoro diventato pressoché un caso letterario e neppure di un’ampia produzione che, però, è stata letta e apprezzata quasi solo da amici e parenti dell’interessato.

Ma il solo indice H non basta.

Jasleen Kaur, Filippo Radicchi e Filippo Menczer, nel loro articolo dal titolo “Universality of scholarly impact metrics”, comparso sul “Journal of Informetrics” e citato da “Nature”, sostengono di aver trovato il miglior modo per risolvere la questione. La fonte generalmente utilizzata per articoli e citazioni è Google Scholar. Da qui gli autori hanno sviluppato sul sito Scholarometer una vera e propria classifica in costante aggiornamento, un’arena dove si scontrano in silenzio gli “indici H modificati” (nient’altro che gli indici H divisi per il valor medio dell’ambito di appartenenza), in modo da tener conto della rilevanza della disciplina. La novità del sito consiste nella possibilità di vedere i risultati pubblicamente e non autore per autore, ma già sotto forma di “hit-parade”, per poterli apprezzare meglio.

Classifiche basate sull’indice H e sull’indice H modificato, aggiornate al 9 novembre 2013: negli ultimi due giorni Marx, al primo posto nell’articolo di “Nature”, dopo essere stato scalzato da Freud, sembra addirittura scomparso.

Sembra funzionare. Però… però… è sempre così facile assegnare una pubblicazione o un autore a una determinata disciplina? Esistono davvero confini così netti e facilmente individuabili anche da chi non è un esperto del settore? E un’indagine condotta così può davvero definirsi universale? Nonostante la buona volontà, l’indice H, anche se normalizzato, non tiene conto di numerosissimi fattori. Per esempio, quanti anni lo scienziato ha dedicato alle proprie ricerche? Quante volte, compiaciuto, ha autocitato i propri scritti? Quante volte un professore ha raccolto i frutti del lavoro dei propri dottorandi (che, si sa, sono i migliori amici dello scienziato anziano) o laureandi? Come tener conto di pubblicazioni realizzate da team numerosi? E, soprattutto, chi ci dice con precisione e sicurezza quanti articoli sono stati scritti da Mario Rossi e quante citazioni hanno ottenuto, considerato che io stessa nella sola Università di Pavia ho almeno due omonime? È solo l’importanza e l’efficacia delle pubblicazioni prodotte a determinare la grandezza di uno studioso?

“Qualunque cosa si dica in giro, parole e idee possono cambiare il mondo”. Ma che punteggio diamo a un’idea? Einstein, in questo elenco, dov’è? Va bene, lo ammetto: ho un debole per lui. E anche per Feynman. E nella “hit-parade” non li vedo. Forse è un po’ anche questo che mi infastidisce. Tuttavia, pur essendo una fisica, non credo che tutto possa essere ridotto a dei numeri. Né che valutare numericamente le grandi menti possa dare impulso e aiutare lo sviluppo di questa o di quella disciplina. A meno che Einstein non abbia tifosi pronti a scontrarsi con le groupie di Freud…

Fonte: Quarantadue

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Autore: giuliavnegri

Laureata in fisica, grande amante degli animali e lettrice compulsiva, sta cercando di abbandonare le formule per dilettarsi con le parole: da gran chiacchierona qual è, le risultano certo più congeniali. Al suo primo blog dedicato alla divulgazione scientifica, è alla ricerca di modi efficaci e congeniali per rendere la scienza un "piatto" per tutti.

2 thoughts on “La “hit-parade” degli scienziati

  1. Fra l’altro, è appena uscito un articolo in cui vengono citati tutti gli articoli che non contengono citazioni di se stessi……..

    • La cosa divertente è che un simile articolo non potrebbe citare sé stesso, o incorrerebbe nel paradosso del barbiere di Siviglia. Il “discendente di Figaro” in città faceva la barba a chiunque non se la facesse da sé… E lui da chi può farsi radere?

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