La rana che russa

L'anfibio fra due mondi: lo stagno degli scienziati e la terra dei curiosi

Sniff sniff!

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Ovvero: anche le tartarughe hanno il Tom Tom

La torta della nonna, il profumo di pane appena sfornato… E poi, vogliamo parlare della pizza? Da secoli il nostro naso batte in maniera indiscussa ogni navigatore satellitare. Sulle tratte brevi, è chiaro. Ma sarà una capacità solo umana? Secondo i tartufi, no: infatti hanno imparato a temere molto di più i cani e i maiali. Numerosi animali domestici riescono a rintracciare la strada di casa grazie a invisibili tracce che, come piccole “molliche”, solo loro riescono a individuare e a seguire sfruttando l’olfatto. E in mare? Anche in acqua Pollicino riesce a ritrovare il “cammino”. Ma come?

Molti abitanti del regno acquatico sono in grado di ritornare al luogo in cui sono nati. Se infatti esistesse un’anagrafe marina e fluviale, sarebbe molto sintetica: tutta la discendenza di un’unica coppia sarebbe nata nello stesso luogo. Sappiamo che questi piccoli e grandi viaggiatori per orientarsi utilizzano il campo magnetico terrestre, ma… nient’altro?

Che buon profumo di terra…

Per le tartarughe c’è di più. Courtney Endres e Kenneth Lohmann, ricercatori dell’Università del North Carolina a Chapel Hill, hanno effettuato degli studi su alcuni esemplari di Caretta caretta, osservando che questi rettili hanno “naso” per la terraferma, nel vero senso della parola. E l’olfatto è loro utile non solo per la navigazione, ma anche per trovare il cibo. Essendo però piuttosto complicato far provare alle tartarughe gli ultimi profumi francesi, come si possono individuare le fragranze gradite al loro sviluppato sistema olfattivo? Molto semplice: basta un cronometro. Come spiegano i due studiosi nell’articolo pubblicato su “Marine Biology“, è sufficiente vedere quanto tempo questi animali passano in superficie: più “annusano”, più quell’odore è interessante per loro. Le tartarughe nel cui ambiente è stato diffuso l’“eau de parfum” di fango costiero sono rimaste più a lungo a respirare tra le onde rispetto al gruppo di controllo, ovvero a quegli esemplari che nuotavano in vasche con aria senza aggiunta di profumazioni. Ma questi rettili dal naso fino stanno davvero distinguendo gli odori che per loro sono utili o stanno solo reagendo a qualche cosa di “nuovo” che attira la loro attenzione? Per capirlo è stato sufficiente “stuzzicarle” con oli essenziali al limone, al gelsomino e alla cannella: non si sono però notate differenze con il gruppo di controllo.

I risultati degli esperimenti ci hanno permesso di capire, oltre al fatto che le tartarughe hanno davvero dei pessimi gusti in materia olfattiva (non fatevi mai consigliare da una di loro!), che questi rettili sono in grado di percepire l’odore della terraferma anche da distanze notevoli. Per il momento però non sappiamo come riescano a sfruttare questa capacità durante le migrazioni e inoltre non è ancora chiaro se la loro non-reazione a essenze non oceaniche sia legata alla mancanza di recettori adatti per poterle apprezzare, o se semplicemente le ignorino.

A questo punto per vedere le tartarughe tornare a terra c’è solo da augurarsi che non prendano un raffreddore!

Fonte: Quarantadue

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Autore: giuliavnegri

Laureata in fisica, grande amante degli animali e lettrice compulsiva, sta cercando di abbandonare le formule per dilettarsi con le parole: da gran chiacchierona qual è, le risultano certo più congeniali. Al suo primo blog dedicato alla divulgazione scientifica, è alla ricerca di modi efficaci e congeniali per rendere la scienza un "piatto" per tutti.

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