La rana che russa

L'anfibio fra due mondi: lo stagno degli scienziati e la terra dei curiosi

Ghiacciaio con sorpresa

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Gurgle!

– Mi perdoni, dottore. Ormai il mio stomaco fa sempre così: continua a borbottare! E non sa che bruciori…

– Non si preoccupi. Si stenda sul lettino. Mi dica: è da molto che ha questi sintomi?

– Una vita! Ma nell’ultimo periodo mi sono aggravato: a gennaio e febbraio 2010 e nel marzo 2011 ho avuto i momenti peggiori. Sciami sismici proprio qui, in profondità, tra i 25 e i 40 chilometri

– Mmm… capisco. Proprio qui, nella parte Occidentale? Nella Terra di Marie Byrd? Non qui, dove ha il vulcano Mount Waesche?

– No, quel vulcano che ho là è già morto e sepolto, non mi dà problemi da più di 8.000 anni… A circa 1.400 metri di profondità ho un po’ di cenere che si era accumulata quando ancora eruttava, me l’hanno individuata con il radar, ma non mi dà noie. Cosa dice, dottore, non avrò mica un altro vulcano attivo? La prego, mi dica di no!

– Signor Antartide, temo proprio di sì. I sintomi sono quelli. Gli sciami sismici parlano chiaro: magnitudine generalmente compresa tra 0,8 e 2,1, con punte fino a 3,03… La frequenza l’aveva misurata? Quant’era?

– Bassa, dottore, bassa! Tra i 2 e i 4 Hertz”.

– Come immaginavo. Sono troppo in profondità perché si tratti di ghiaccio, ma la frequenza è troppo bassa perché possano essere movimenti tettonici, quindi…

– Aspetti, aspetti, dottore: cosa intende con movimenti tettonici?

– Intendo dire che non c’è uno scontro o uno spostamento di zolle, di parti superficiali rocciose, solide, della sua crosta. Può trattarsi solo di un fluido, quindi magma. Ha un vulcano attivo nella Executive Committee Range.

– No! Dottore, i sali: collasso!

Il povero “signor Antartide” (Elaborazione: G. Negri)

Beh, magari collassare no, ma il rischio che la vita del nostro “signor Antartide” si accorci esiste. Questo è quanto scoperto da Amanda Lough, della Washington University a St. Louis, nel Missouri, insieme ad altri colleghi, e riportato in un articolo apparso su “Nature Geoscience”. Lo strato di ghiaccio, in quelle zone, ha uno spessore stimato tra 1,2 e 2 chilometri. Per intenderci, si tratta dell’altitudine di un buon numero di stazioni sciistiche, con la differenza che sotto la neve ci sono neve compressa e ghiaccio invece di una montagna. Lo strato è troppo spesso, perciò, per essere “perforato” da un’eruzione di media entità. Questo non proibisce però al magma e al calore liberato dal vulcano di sciogliere grandi quantità d’acqua, in grado di agire come “lubrificante” che aiuta lo scivolamento dei ghiacciai (anche se noi sul ghiaccio scivoliamo molto bene, il ghiaccio su sé stesso o sulla roccia non fa altrettanto). Essi finiscono per arrivare al mare, dove, un blocco dopo l’altro, si “perdono” sciogliendosi, con il conseguente innalzamento del livello degli oceani.
Se quindi, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il “signor Antartide” non è solo il regno del freddo e dei ghiacci perenni, cos’altro potrebbe nascondersi là sotto?

Il Monte Berlino: sarà sveglio o dormiente? (Cortesia: New Mexico Bureau of Geology and Mineral Resources)

Fonte: Quarantadue

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Autore: Giulia Negri

Comunicatrice della scienza, grande appassionata di animali e mangiatrice di libri. Nata sotto il segno dell'atomo, dopo gli studi in fisica ha frequentato il Master in Comunicazione della Scienza “Franco Prattico” della SISSA di Trieste. Ama le videointerviste e cura il blog di recensioni di libri e divulgazione scientifica “La rana che russa” dal 2014. Ha lavorato al CERN, in editoria scolastica e nell'organizzazione di eventi scientifici; gioca con la creatività per raccontare la scienza e renderla un piatto per tutti.

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