La rana che russa

L'anfibio fra due mondi: lo stagno degli scienziati e la terra dei curiosi

“Miao!”, disse l’atomo

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La meccanica quantistica spiegata dal mio gatto*

Silenzio.

Ahia. Brutto segno. I casi sono due: o sta dormendo, o sta combinando qualcosa. In genere, in questi momenti, basta andare nell’altra stanza e dirgli di smettere di fare quello che sta facendo. Funziona sempre. Come ci avverte la Legge di Murphy (o uno dei suoi numerosi corollari), di sicuro starà facendo qualcosa di sbagliato. Che poi, vabbe’. Come se i gatti ci obbedissero sul serio… Ci sembra che lo facciano solo perché, a volte, i loro desideri coincidono con il nostro volere. In ogni caso, proviamo per un momento a scordare Murphy e a pensare di non poter andare nell’altra stanza a controllare: se non “sperimento”, non sono in grado di dire se il gatto ronfi beato o stia per far strage delle mie piante. Povere piante. Ma immaginiamo che il gatto sia quantistico: in questo caso, idealmente, fino a che non mi affaccio, sta facendo entrambe le cose. Solo una volta aperta la porta le due possibilità “collassano” in una sola e il gatto assume un comportamento preciso. Dannata palla di diabolico pelo nero!

Vi ringrazio per le condoglianze per le piante. Vuoi un gatto? No? Sicuro? Peccato. Ti farebbe capire un po’ di curiosi aspetti della meccanica quantistica. Il principio di sovrapposizione, per esempio: a livello atomico, una grandezza fisica che può assumere diversi valori, fino a che non viene misurata, si trova in uno stato indefinito, in cui tutti i possibili stati sono sovrapposti. Quando l’osservazione avviene, tutti questi stati possibili “collassano” e la grandezza assume un valore determinato. Nel mio caso, un tappeto pieno di terra umidiccia. Era quasi meglio non andare a vedere…

La mia piccola pantera ha una gran passione anche per vasi e suppellettili. Il comportamento del gatto e il destino del vaso sono collegati. Se trovo soltanto i cocci a terra, so che oggi non si è limitato a poltrire pigramente al sole. Se invece tutto è intatto, una volta tanto non ha combinato guai (ma probabilmente sta meditando di farlo). Questo è alla base del fenomeno dell’entanglement: in uno stesso sistema, due particelle possono essere “legate” in modo che il comportamento di una influenzi quello dell’altra, a qualunque distanza si trovino. Che sia terra o siano cocci, tocca sempre a me pulire. Non si diceva “chi rompe paga e i cocci sono suoi”?

Sovrapposizione degli stati ed entanglement: dormirà o farà danni? (Elaborazione: G. Negri)

Altro che pagare: sembra che, in momenti simili, il diavoletto si smaterializzi. Per poi ricomparire, più veloce della luce, quando si parla di cibo. Passerà attraverso un wormhole? Questi sono i canali spazio-temporali, le scorciatoie che collegano due buchi neri: se la luce seguisse il suo normale percorso, arriverebbe più tardi che non attraverso il wormhole. Il problema è che la luce non può uscire dai buchi neri. E no, nemmeno il mio gatto. Quindi niente cunicoli spazio-temporali: chissà se la scienza si interroga sulla capacità felina di materializzarsi quasi all’istante in ogni luogo…

I wormhole: scorciatoie per il cibo? (Elaborazione: G. Negri)

I fisici teorici, non dovendo porre rimedio a tutti i danni compiuti dalla mia felina metà, hanno avuto modo di interrogarsi su questo curioso fenomeno: Juan Maldacena, dell’Institute for Advanced Study di Princeton, e Leonard Susskind, della Stanford University, hanno visto un parallelo tra entanglement e wormhole. Quest’ultimo non sarebbe altro che il risultato dell’allontanamento di due buchi neri tra i quali c’era questo particolare tipo di collegamento. In un articolo pubblicato su “Physical Review Letters”, Kristan Jensen, dell’Università di Vittoria, in Canada, e Andreas Karch, dell’Università di Washington, a Seattle, sostengono che è possibile creare un wormhole anche tra particelle subatomiche. Il lavoro di Julian Sonner, del Massachussetts Institute of Technology, ha approfondito l’argomento.

I risultati delle ricerche, però, non hanno ancora soddisfatto tutti gli scienziati: i ricercatori si sono occupati di particelle subatomiche in assenza di gravità, elemento fondamentale per la teoria dei buchi neri e dei wormhole. Si tratta quindi di una conferma incompleta delle teorie proposte da Maldacena e Susskind. Dovranno esser fatti ancora molti calcoli prima di arrivare a una conclusione che permetta, forse, l’unificazione tra la meccanica quantistica e la teoria della relatività generale, che descrive la gravità.

Crash! Purrr…

Sospiro. Ma non lo volete proprio, allora? È un gatto istruttivo. Vabbe’, Erwin, vieni: ti do da mangiare…

* Non me ne voglia Schrödinger

Fonte: Quarantadue

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Autore: giuliavnegri

Laureata in fisica, grande amante degli animali e lettrice compulsiva, sta cercando di abbandonare le formule per dilettarsi con le parole: da gran chiacchierona qual è, le risultano certo più congeniali. Al suo primo blog dedicato alla divulgazione scientifica, è alla ricerca di modi efficaci e congeniali per rendere la scienza un "piatto" per tutti.

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