La rana che russa

L'anfibio fra due mondi: lo stagno degli scienziati e la terra dei curiosi

Una tenzone a suon di… note!

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I rapper che non ci immaginiamo

Soffici  palline piumose. Soffici palline piumose che producono soavi melodie. Siamo abituati a vederli così: piccoli, teneri, indifesi passerotti che arruffano le piume quando il freddo si fa pungente e cinguettano senza posa allietando le nostre giornate all’aria aperta

In verità, in verità vi dico… mica tanto! Gli studi di Çağlar Akçay, Elizabeth Campbell e Michael Beecher sui passeri cantori, pubblicati sui “Proceedings of the Royal Society B”, ci mostrano come i nostri pennuti amici siano in realtà piuttosto territoriali e abbiano un modo davvero insolito per scacciare gli intrusi.

 

Yo, fratello, lascia il mio alberello! (Cortesia: Kevin Bolton)

“Entri in casa mia e ti permetti anche di cantare? Non ci siamo. Ora senti che ti cinguetto…”.

Chi l’avrebbe immaginato? Per quanto dolci e soavi ci possano sembrare quelle melodie, a volte sono delle vere e proprie dichiarazioni di guerra. Battaglie che si “combattono” ricantando per filo e per segno la canzone del rivale. Come nel rap ci si sfida con le rime, i passeri ricorrono alle note per far capire allo sconfinatore che la sua presenza non è gradita. Can che abbaia non morde, ma uccello che canta… becca!

 

 

Guardami le ali… (Cortesia: Shirley Wong)

“Non l’hai ancora capito? Smamma!”.

Un altro segnale di avvertimento consiste nell’agitare le ali: serve a far capire all’intruso che non è proprio aria.

 

E se questo non bastasse? Te ne devi andare! (Cortesia: Valentina Storti)

A quel punto si passa alle maniere forti: il padrone fa “gli onori di casa” a suon di beccate, per poi tornare a godersi la pace dei suoi alberi…

Ma… c’è un ordine preciso negli avvertimenti? Per capirlo, i ricercatori si sono serviti di un piccolo altoparlante all’interno dei confini di “casa” e di un fantoccio realistico (sempre munito di altoparlante) nel cuore del territorio di diversi esemplari. L’idea era di presentare ai volatili una minaccia crescente: un intruso che canta ai margini dei loro “possedimenti” e poi si sposta al centro di essi. La maggior parte degli uccelli non l’ha presa molto bene… Quello che si è potuto notare è che sembra esserci una gerarchia tra gli avvertimenti. In genere, quando si presenta la potenziale minaccia (canto ai confini), il passero risponde al “lancio del guanto di sfida” cinguettando la medesima canzone, o lo fa appena l’intruso si sposta ancor più all’interno del territorio (alcuni soggetti potrebbero non aver percepito subito la presenza esterna come pericolosa). A questo punto inizia ad agitare le ali o passa direttamente all’attacco.

Che organizzazione tattica! Fanno così ogni volta? In realtà non sempre. Ci sono anche passeri abili “giocatori di pocker”, che si esercitano in convincenti bluff, e “gangster” così convinti della propria prestanza da non preoccuparsi di avvisare. Per alcuni di loro è vero il detto “can che abbaia non morde”. Ma perché altri non si prendono il disturbo di avvertire prima di attaccare? Sembra che, in queste loro scelte di comportamento, i volatili mostrino di avere decisamente personalità: esiste infatti chi ha un brutto carattere o ha avuto una pessima giornata. Il fatto che si prestino alla tenzone canora, comunque, difficilmente preannuncia qualcosa di buono…

Insomma, caro passerotto senza fissa dimora, tendi l’orecchio quando ti posi su un ramo!

Fonte: Quarantadue

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Autore: giuliavnegri

Laureata in fisica, grande amante degli animali e lettrice compulsiva, sta cercando di abbandonare le formule per dilettarsi con le parole: da gran chiacchierona qual è, le risultano certo più congeniali. Al suo primo blog dedicato alla divulgazione scientifica, è alla ricerca di modi efficaci e congeniali per rendere la scienza un "piatto" per tutti.

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