La rana che russa

L'anfibio fra due mondi: lo stagno degli scienziati e la terra dei curiosi

Poche scuse: è colpa nostra

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Beccati con le mani nella marmellata. Peggio dei bambini. Non possiamo nemmeno tentare di salvarci con l’approccio ben noto ai fedifraghi: “Negare, negare sempre, anche l’evidenza”. Non ci resta altro se non, con aria colpevole, ammettere il misfatto, con occhi bassi e mani dietro la schiena: la Terra ha avuto fin troppa pazienza con noi. Questo è quanto emerge dal quinto rapporto di valutazione dell’IPCC, pubblicato a settembre.

Leggendo “Aumento del livello del mare”: “Buone notizie! Con l’attuale velocità del riscaldamento globale dovremmo essere in grado di nuotare semplicemente là sopra e mangiarlo in meno di cinque anni…!”. C’è chi spera di trarre vantaggio dalla situazione… (Cortesia Mary)

Leggendo “Aumento del livello del mare”: “Buone notizie! Con l’attuale velocità del riscaldamento globale dovremmo essere in grado di nuotare semplicemente là sopra e mangiarlo in meno di cinque anni…!”. C’è chi spera di trarre vantaggio dalla situazione… (Cortesia Mary)

I nostri oceani stanno agendo da “spugne”: hanno incamerato circa il 30 per cento dell’anidride carbonica da noi immessa nell’atmosfera, diventando più acidi, e stanno assorbendo più del 90 per cento del calore terrestre “in eccesso”, riscaldandosi (0,1 gradi ogni 10 anni) e innalzandosi (3,2 millimetri ogni anno). Decine di miliardi di tonnellate di ghiaccio si sciolgono ogni anno. Se non verranno presi seri provvedimenti, non sarà possibile mantenere l’aumento delle temperature inferiore a 2 gradi. L’IPCC ha considerato diversi possibili scenari, per il nostro futuro: senza interventi, il panorama è davvero fosco. Altro che mezze stagioni: il contrasto tra la stagione secca e quella umida sarà ancora più aspro, le zone aride avranno sempre meno piogge, rare, violente e distruttive.

E ormai è appurato: i responsabili siamo noi.

IPCC: cos’è?
L’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) è un gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici. Nato nel 1988 da due organismi delle Nazioni Unite, l’Organizzazione meteorologica mondiale e il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, è sotto la guida di R. K. Pachauri dal 2002. È diviso in tre gruppi di lavoro, che si occupano rispettivamente delle basi scientifiche dei cambiamenti climatici, dalle proiezioni sui cambiamenti della temperatura, all’innalzamento degli oceani e alla loro acidificazione, dell’impatto dei cambiamenti climatici sulla popolazione, della vulnerabilità e dei possibili adattamenti, e infine delle possibili soluzioni per ridurre le emissioni di gas serra e mitigare, quindi, l’aumento della temperatura e gli altri effetti. Dell’IPCC fanno parte migliaia di scienziati di tutto il mondo, che contribuiscono, in maniera gratuita, alla stesura di rapporti periodici, basati sui più recenti studi pubblicati su riviste scientifiche soggette a peer review (revisione tra pari).

Belle parole, pochi fatti

Una malattia da curare. (Cortesia Vincenzo Zappalà)

Una malattia da curare. (Cortesia Vincenzo Zappalà)

Come sempre, dopo la pubblicazione di studi sul clima, si sentono qua e là dichiarazioni politiche appassionate e decise. “Se il tuo medico ti dice che c’è il 95 per cento di possibilità che tu abbia una grave malattia, ti metti immediatamente a cercare una cura”, sostiene C. Hedegaard, commissario europeo al clima. Eppure, se la nostra salute ci sta sempre molto a cuore, con il nostro pianeta siamo di manica più larga. Secondo l’IPCC abbiamo poche scuse: con l’abuso di combustibili fossili e la deforestazione selvaggia abbiamo il 95 per cento di probabilità di essere i responsabili di cambiamenti potenzialmente catastrofici. Il segretario dell’ONU Ban Ki-moon ha sentenziato: “Il riscaldamento è in atto. Ora bisogna agire”. Belle parole.
Destinate però a sciogliersi come neve al sole, nel giro di poche settimane: tutto finisce per essere inghiottito dal rumore di fondo della politica nazionale, in Italia come negli altri Paesi. I governi si dicono disposti a tagliare le emissioni di gas serra, ma, quando si tratta di passare ai fatti, gli accordi saltano: gli interessi economici del presente hanno sempre la meglio sul futuro dei nostri figli. Per il segretario di Stato americano John Kerry, “chi nega le evidenze scientifiche gioca con il fuoco”. A giudicare dagli articoli di R. Cammilleri e F. Battaglia su “Il Giornale” a proposito dei precedenti rapporti dell’IPCC e del presidente dell’organismo, sul quale hanno rovesciato fango in quantità, rischiamo davvero di scottarci.

La punta dell’iceberg

Gli scettici sono solo una minima parte della comunità scientifica, anche se spesso sono i più facili da “vedere”. Un fotomontaggio di come un iceberg intero dovrebbe apparire: la parte superiore è un'immagine reale, quella immersa è la foto di un iceberg capovolta. (Cortesia Wikimedia Commons)

Gli scettici sono solo una minima parte della comunità scientifica, anche se spesso sono i più facili da “vedere”. Un fotomontaggio di come un iceberg intero dovrebbe apparire: la parte superiore è un’immagine reale, quella immersa è la foto di un iceberg capovolta. (Cortesia Wikimedia Commons)

Non tutti concordano con queste tesi. Non si può ignorare, però, che gli scettici sono solo la punta dell’iceberg (anzi, molto meno) rispetto al resto della comunità scientifica dedita allo studio dei cambiamenti climatici. M. de Castro, F. Doblas-Reyes e F. González-Rouco, fisici del gruppo di lavoro I dell’IPCC, scrivendo per “El País” sottolineano come le voci discrepanti non offrano spiegazioni scientifiche solide, eppure godano di un’attenzione sproporzionata da parte di alcuni mezzi d’informazione. Di quell’immenso iceberg, si rischia di considerare solo la piccola, piccolissima punta, alla quale viene data voce e visibilità, a scapito dell’enorme massa di studi rigorosi, lasciati nascosti alla vista dall’acqua. Sempre che, nel frattempo, l’intero iceberg non si sciolga.

Struzzi o volpi?
Possiamo continuare a nascondere la testa sotto la sabbia. Come struzzi. Possiamo continuare come se il problema non esistesse, come se non fosse davvero di nostra competenza. Possiamo litigare sulle tasse e sul calcio, lamentarci del prezzo della benzina, acquistare un nuovo condizionatore e non fare la raccolta differenziata, sentenziando che, se qualcosa non funziona, è per colpa dei politici. Oppure possiamo renderci conto che tutto quello che accade dipende anche e soprattutto da ognuno di noi. Possiamo, dobbiamo agire: evitare gli sprechi, sopra ogni cosa. Faticoso, è vero. Ma, se avessimo un cancro, non ci cureremmo?

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Autore: giuliavnegri

Laureata in fisica, grande amante degli animali e lettrice compulsiva, sta cercando di abbandonare le formule per dilettarsi con le parole: da gran chiacchierona qual è, le risultano certo più congeniali. Al suo primo blog dedicato alla divulgazione scientifica, è alla ricerca di modi efficaci e congeniali per rendere la scienza un "piatto" per tutti.

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