La rana che russa

L'anfibio fra due mondi: lo stagno degli scienziati e la terra dei curiosi

Il colpo di grazia

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C’è chi, rifacendosi alla saggezza popolare, addita la sfortuna e sostiene “non c’è due senza tre”. Chi, in maniera pseudoscientifica, cita Murphy: “Se qualcosa può andar male, andrà male”. Ma non si tratta né di gatti neri, né di cornetti napoletani, né di fette di pane imburrato. Qui si tratta di dinosauri.

Siamo sempre stati abituati a vedere nel perfido asteroide la causa della loro estinzione. Brutto sasso cattivo! Quello che non sappiamo è che gli amici rettiloni erano molto più coriacei di quanto non avessimo immaginato. Sono rimasti sul nostro pianeta per oltre 160 milioni di anni, sopravvivendo a intense eruzioni vulcaniche, cambiamenti climatici, variazioni nel livello dei mari e diverse estinzioni di massa. Insomma, dei tipi tosti. È davvero bastato solo un asteroide a farli sparire tutti?

“Oh, diamine! Era OGGI?” - escludendo questa…vediamo qual è la loro reale causa d’estinzione. (Cortesia czeta.it)

“Oh, diamine! Era OGGI?” – escludendo questa… vediamo qual è la loro reale causa d’estinzione. (Cortesia czeta.it)

Negli ultimi vent’anni sono stati raccolti e studiati molti dati e reperti. La possibilità di utilizzare tecniche sempre più precise per datare i fossili ha permesso di collocare il “disastro”: ma come si capisce l’età di un fossile? Si utilizzano gli isotopi radioattivi: alcuni elementi si presentano in diverse “versioni”, dette appunto isotopi, non tutte stabili. Queste decadono in altri elementi, con tempi che possono essere inferiori alla frazione di secondo o superiori ai milioni di anni, fino a che non raggiungono la stabilità. Il rapporto tra la quantità di isotopo radioattivo ancora presente e la quantità di elemento stabile in cui è decaduto permette di capire da quanti anni, secoli, millenni o milioni di anni un organismo è morto. A seconda di cosa dobbiamo datare, si impiegano isotopi che decadono più o meno velocemente… in questo caso, l’Argon ha parlato: 66 milioni di anni fa.

Sembra incredibile, ma siamo in grado di spingerci nel passato fino a “vedere” cose che qualche regista dotato di fervida immaginazione ci ha mostrato nei propri film. Lo studio dei fossili, come emerge dall’articolo pubblicato su “Biological Reviews” da Stephen Brusatte, paleontologo dell’Università di Edimburgo, avvalora l’ipotesi secondo cui, se il meteorite fosse precipitato qualche milione di anni prima o dopo, non avrebbe trovato i dinosauri tanto impreparati. È stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso: i nostri rettiloni erano già impegnati a fronteggiare uno dei più catastrofici eventi vulcanici mai avvenuti. Oltre a questo, alcune specie potrebbero aver risentito più di altre delle variazioni climatiche in atto: alcuni grandi erbivori come i triceratopi, per esempio. Il declino degli erbivori, evidente in America Settentrionale, avrebbe “affamato” i carnivori rendendo la vita in quel periodo particolarmente difficile. La somma dei vari eventi ha costituito un test di sopravvivenza che solo alcune specie sono state in grado di superare: i dinosauri non erano tra queste, purtroppo. O per fortuna?

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Autore: Giulia Negri

Comunicatrice della scienza, grande appassionata di animali e mangiatrice di libri. Nata sotto il segno dell'atomo, dopo gli studi in fisica ha frequentato il Master in Comunicazione della Scienza “Franco Prattico” della SISSA di Trieste. Ama le videointerviste e cura il blog di recensioni di libri e divulgazione scientifica “La rana che russa” dal 2014. Ha lavorato al CERN, in editoria scolastica e nell'organizzazione di eventi scientifici; gioca con la creatività per raccontare la scienza e renderla un piatto per tutti.

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