La rana che russa

L'anfibio fra due mondi: lo stagno degli scienziati e la terra dei curiosi

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Ci sono problemi per le telefonate a casa di E.T., e per quelle alla fidanzata. Lei darà per scontato che siate con l’amante, potete starne certi. La cosa positiva è che non potrà urlarvi improperi al telefono, perché non funzionerà nemmeno il suo. La corrente elettrica è andata via. E sembra che abbiano tolto pure l’acqua! Che seccatura… non potete guardare le previsioni del tempo, ma vi avviate lo stesso verso il luogo di villeggiatura per il weekend di vacanza che avevate organizzato, ma, col navigatore fuori uso, vi perdete per strada. L’auto è in riserva, vi fermate per prelevare a un bancomat e fare benzina, ma non vi vengono erogati né soldi né carburante. La radio è muta, provate a chiedere spiegazioni alla stazione di servizio: vi spiegano che siamo stati colpiti da una tempesta solare molto intensa e il mondo è in tilt.

Tempesta solare? Al massimo durante una tempesta ce la si cava con un ombrello, bagnandosi un bel po’… cos’avrebbe questa di diverso?

Il protagonista. Il Sole. 14 miliardi di miliardi di miliardi di metri cubi di gas caldo e ionizzato che in un secondo generano tanta energia quanta ne verrebbe prodotta da tutti gli impianti di energia elettrica del nostro pianeta se funzionassero a pieno regime per più di 4 milioni di anni. Se paragonassimo la Terra a un piccolo uovo di pesce, un granello del tanto pregiato caviale, il Sole sarebbe pressappoco come un pallone da basket. Che ha, al centro, una temperatura di circa 15 milioni di gradi. La nostra Stella può essere molto più turbolenta di un pallone, però: emette infatti flussi di particelle dai suoi strati più esterni, che trasportano con sé il campo magnetico del Sole. Il “vento solare” può danneggiare sonde e satelliti ed è la causa dell’aurora polare. Nel caso in cui queste “espulsioni di materia” siano molto intense, però, i danni potrebbero essere quelli sopra accennati. Una tempesta “con i fiocchi” fu quella del 1859, osservata da Richard Carrington e per questo ricordata come “effetto Carrington”: venne rilasciata un’energia pari a quella di 10 miliardi di bombe di Hiroshima che esplodono all’unisono e questo gran numero di particelle cariche mise a dura prova l’effetto di scudo protettivo operato dal campo magnetico terrestre. L’impennata di energia paralizzò completamente le infrastrutture elettriche dell’epoca. Ammontando però queste a solo 200000 chilometri di linee telegrafiche, i danni non furono colossali. Ma se dovesse verificarsi ora?

Immagine del Sole ripresa dal Solar Dynamics Observatory (Cortesia: NASA)

Immagine del Sole ripresa dal Solar Dynamics Observatory (Cortesia: NASA)

Da modelli numerici e dallo studio di dati storici sembra che il pericolo sia incombente: grazie anche ai dati ottenuti dalla missione Keplero della Nasa, Jim Green, direttore della divisione di scienza planetaria della prestigiosa agenzia spaziale, sostiene che gli eventi Carrington si verificano ogni 150 anni circa. Pare che stavolta sia in ritardo. Per fortuna.

Un paio di aspetti che meritano particolare considerazione, nel caso in cui si verifichi un evento del genere, sono il pericolo al quale sarebbero soggette le centrali nucleari e il modo di vivere “giorno per giorno” delle città. Fondamentale per un reattore nucleare è il raffreddamento del combustibile radioattivo: le riserve di energia utilizzate a queste scopo sono sufficienti al massimo per una settimana. Per “spegnere” un reattore occorre di solito almeno un mese. Senza corrente elettrica, il pericolo di fusione sarebbe pressoché certo: questo provocherebbe la “corsa” ai carburanti e alle ultime riserve di energia rimaste. Stessa cosa per le città: le riserve di cibo, carburanti e medicinali non superano di solito pochi giorni. Con acqua e impianti fognari che smetterebbero di funzionare, il rischio di epidemie sarebbe elevatissimo.

Dal momento che non dobbiamo chiederci “se”, ma “quando”, come evidenzia Ashley Dale nel suo articolo su “Physics World”, è urgente trovare delle soluzioni al problema: monitorare con più attenzione l’attività solare, lanciare in orbita nuovi satelliti per prevedere in anticipo il verificarsi di questi eventi e poter quindi disattivare per tempo le infrastrutture più sensibili, riorientare le stazioni orbitanti a scopo protettivo e dirottare o bloccare i voli sarebbe una possibilità. I tramonti sono romantici, ma…attenti al Sole!

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Autore: giuliavnegri

Laureata in fisica, grande amante degli animali e lettrice compulsiva, sta cercando di abbandonare le formule per dilettarsi con le parole: da gran chiacchierona qual è, le risultano certo più congeniali. Al suo primo blog dedicato alla divulgazione scientifica, è alla ricerca di modi efficaci e congeniali per rendere la scienza un "piatto" per tutti.

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