La rana che russa

L'anfibio fra due mondi: lo stagno degli scienziati e la terra dei curiosi

Solo, su Marte

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Mark Watney è la persona che tutti vorremmo avere nella compagnia con cui usciamo: estroverso, ironico, positivo, sempre con la battuta pronta. Un “collante” ideale per un gruppo. Pieno di inventiva e di voglia di fare, riuscirebbe a far sembrare divertente qualsiasi situazione. Fa parte di quella ristretta cerchia di esseri umani in grado di ribaltare anche le situazioni più tristi o noiose, pacificare le liti, trascinare in modo energico le conversazioni.

Eppure si trova solo.

Su un pianeta disabitato.

Impossibilitato a comunicare con la Terra, dove tutti lo credono morto.

Non la migliore delle situazioni, insomma. Eppure Mark, botanico con il pallino delle riparazioni, riesce a sfruttare la sua inventiva e la sua profonda ironia per cercare di sopravvivere, su un pianeta che sembra avere il primario obiettivo di ucciderlo.

L'uomo di Marte

“L’uomo di Marte” di Andy Weir riporta il giornale di bordo di Mark, suo unico interlocutore in quelle lande desolatamente silenziose. Nelle sue pagine, l’involontario colono si misura, a volte suo malgrado, con la fisica, la chimica e la biologia, per riuscire a ottenere il massimo dai pochi strumenti a sua disposizione. Guidato dal proprio intuito, che gli suggerisce idee geniali, anche se a volte potenzialmente suicide, si trasforma in un vero e proprio scienziato che sperimenta e impara dai propri errori. Non c’è spazio per l’autocommiserazione, nel deserto rosso.

Anche se il film non ha vinto nessun Oscar (sono curiosa di vederlo, comunque), questa storia ha davvero qualcosa di nuovo: Mark non è il perfetto eroe di tutti i film americani, apocalittici e non, ma una persona capace di sbagliare, anche per ingenuità o distrazione. Un uomo come tanti, per certi aspetti. Con una creatività, uno spirito d’iniziativa e un ottimismo unici. L’altro elemento di novità è costituito dalla scienza, unica compagna fedele del nostro terrestre in trasferta. Ma non ci sono lezioni difficili o noiose da leggere, nessuna pagina pesante e complicata da voler saltare: tutto è funzionale alla storia, scivola in modo naturale, non dà l’impressione di essere un qualcosa di slegato e aggiunto a fini didattici.

Questo libro è un esemplare connubio tra scienza e avventura, con tanto humour. E dimostra che la scienza riesce anche a essere divertente.

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Autore: Giulia Negri

Comunicatrice della scienza, grande appassionata di animali e mangiatrice di libri. Nata sotto il segno dell'atomo, dopo gli studi in fisica ha frequentato il Master in Comunicazione della Scienza “Franco Prattico” della SISSA di Trieste. Ama le videointerviste e cura il blog di recensioni di libri e divulgazione scientifica “La rana che russa” dal 2014. Ha lavorato al CERN, in editoria scolastica e nell'organizzazione di eventi scientifici; gioca con la creatività per raccontare la scienza e renderla un piatto per tutti.

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