La rana che russa

L'anfibio fra due mondi: lo stagno degli scienziati e la terra dei curiosi

Una vita per l’illusione, una vita per smascherarla: Harry Houdini

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Ricorre oggi il compleanno di Houdini, e gli appassionati saranno felici di scoprire che è stato da poco ritrovato un manoscritto inedito di Lovecraft, commissionato proprio dal mago allo scrittore, “The Cancer of Superstition”.

Le 31 pagine del manoscritto inedito commissionato dal celebre illusionista

Questo verrà messo all’asta il 9 aprile, partendo da una base a cinque cifre. Ma come può quest’uomo, a novant’anni di distanza dalla sua morte, essere ancora circondato da un alone di mistero che affascina un così folto pubblico? Chi era davvero Harry Houdini?

Houdini

Ehrich ha sempre avuto uno strano concetto di limite. Ogni cosa sembrava stargli stretta, persino il suo nome: l’ungherese Ehrich Weisz, modificato in Erik Weiss dagli americani, scelse di diventare il grande Harry Houdini. Da piccolo lustrascarpe e fattorino, per essere di sostegno alla propria famiglia, a mago di fama paragonabile, secondo Bernard Shaw, solo a quella di Gesù Cristo. Ma i suoi miracoli non erano il dono di una qualche divinità: erano figli del suo pensiero. La sua mente era sempre in cerca di nuove possibili sfide. Dove gli altri vedevano semplici oggetti, il suo intuito scattante trovava nuovi strumenti per i suoi numeri. Ogni situazione priva di uscita aveva per lui qualcosa di sensuale, un richiamo irresistibile. Un’attrazione fisica e mentale con la quale nemmeno Bess, l’adorata moglie, poteva sperare di competere. Come assistente di scena, lo accompagnava in questi suoi ripetuti tradimenti. Complice. Osservatrice. Rassegnata. Houdini non sarebbe mai stato completamente suo.

Manette, catene, camicie di forza, corde, prigioni, casse. Routine. Non erano in grado di trattenerlo. Ma non c’era più lo stesso brivido: bisognava alzare l’asticella. E quale miglior avversaria della signora con la falce? “Il modo più facile per attirare una folla è far sapere che in un certo posto qualcuno cercherà di fare qualcosa che, in caso di fallimento, porterà a una morte immediata”. L’idea gli venne proprio dalla cassa: sepolto vivo, sotto tre metri di terra. La forza fisica erede di continui allenamenti, le esasperate capacità contorsionistiche, l’abilità manuale e la resistenza al dolore sarebbero servite a poco, se la sua mente non fosse stata in grado di rimanere sull’obiettivo. Lucida. Concentrata. Razionale. O quella sarebbe stata la sua vera bara. Ogni numero inedito era una nuova mossa sulla scacchiera. Riuscì a fare quella giusta anche quella volta. Ma perse la torre.

Adorava sua madre. Non appena aveva potuto, l’aveva circondata di agi e regali. Perderla lo gettò nel più profondo sconforto. Ma per lui la morte non poteva essere un vero limite: doveva esserci un modo per raggirarla. Beffarla. Imbrogliarla. Doveva esistere. Cercò, quindi, di contattarla tramite un medium. Poi un altro. Un altro ancora. Con i loro tavolini, le tavole, gli oggetti che si spostavano, si rivelavano niente più di pallide copie mal riuscite dei numeri di illusionismo che aveva imparato da giovane. Era la prima volta che si rivolgeva a qualcuno per chiedere aiuto. E non solo non riusciva a ottenerlo, ma veniva preso in giro con banali trucchetti di quella stessa pratica che, con gli anni, aveva trasformato in un’arte, diventando un idolo di famosi e sconosciuti. Era troppo. Iniziò a smascherarli tutti. Uno dopo l’altro. Arrivava in città un paio di giorni prima di uno spettacolo e, in incognito, andava a far visita ai medium del luogo. Chiedeva loro informazioni su parenti defunti che non esistevano, dava seguito alle loro ciarlatanerie, per poi sconfessare pubblicamente i loro imbrogli durante le proprie performance. Da maestro dell’illusione, ad accusatore della stessa. Era diventata la nuova sfida. Da portare avanti fino in fondo: prima di morire, confidò infatti alla moglie una strana frase, un codice. Se c’era un modo per scappare lo avrebbe sicuramente trovato, e l’avrebbe contattata con quelle parole. Ma nessun medium le ha mai rivolte a Bess. Nel decimo anniversario della sua morte, sospirando, ha spento la candela. La partita, ora, era davvero finita. Scacco matto.

 

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Autore: Giulia Negri

Comunicatrice della scienza, grande appassionata di animali e mangiatrice di libri. Nata sotto il segno dell'atomo, dopo gli studi in fisica ha frequentato il Master in Comunicazione della Scienza “Franco Prattico” della SISSA di Trieste. Ama le videointerviste e cura il blog di recensioni di libri e divulgazione scientifica “La rana che russa” dal 2014. Ha lavorato al CERN, in editoria scolastica e nell'organizzazione di eventi scientifici; gioca con la creatività per raccontare la scienza e renderla un piatto per tutti.

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