La rana che russa

L'anfibio fra due mondi: lo stagno degli scienziati e la terra dei curiosi

Quante caratteristiche umane proiettiamo sugli animali?

1 Commento

Non c’è cosa più semplice, naturale e intuitiva per noi esseri umani: vediamo nelle altre specie le stesse espressioni ed emozioni che caratterizzano i nostri simili. I delfini, col loro buffo naso a bottiglia, ci sembrano simpatici, col loro sorriso onnipresente. Siamo convinti che i babbuini, con i loro colori sgargianti, sbadiglino per il sonno, proprio come noi. Tutte le scimmie, poi, ci scimmiottano così bene! Come non parlare del miglior amico dell’uomo, che ci guarda in modo così colpevole, quando sa di aver combinato qualche guaio? “Piccoli equivoci tra noi animali”, di Lisa Vozza e Giorgio Vallortigara, ci fa comprendere come queste siano tutte proiezioni di noi stessi sugli altri animali, che poco hanno a che fare con la realtà.

Piccoli equivoci tra noi animali

Tra le sue pagine scopriamo che la “faccia” del delfino è fissa, non essendo provvista di muscoli in grado di modificarne l’espressione, come invece accade nell’uomo. I maschi alfa dei babbuini sbadigliano come gesto aggressivo e intimidatorio nei confronti degli altri maschi, per mostrar loro le zanne, e siamo in realtà noi esseri umani a imitare le scimmie, anche se non ce ne accorgiamo, cosicché, alla fine, l’impressione che ci resta è che siano loro le “copione”. Che dire poi del nostro cane? No, non è il senso di colpa a fargli assumere quell’aria afflitta: la sua è solo la risposta al rimprovero del padrone, che sia stato lui a compiere la marachella o che gliene sia stata data la colpa ingiustamente. Pensare che siamo sulla cima dell’albero evolutivo, classificando le altre specie come più o meno intelligenti in base a criteri arbitrari, è molto diffuso, ma un po’ presuntuoso, oltre che errato.

Abbiamo già incontrato miti e false credenze sugli animali in un altro libro, ma qui l’approccio è molto diverso: gli autori ci fanno entrare nel mondo delle altre specie in modo più rigoroso, anche se a tratti un po’ di noia potrebbe accompagnarci lungo il cammino. Malgrado il riepilogo alla fine di ogni capitolo, in certi passaggi si ha come la sensazione di aver perso il filo logico che dovrebbe guidarci lungo le varie sezioni del capitolo stesso, fino a domandarsi quale legame ci sia con il titolo di quella parte. A dispetto delle buone intenzioni degli autori, credo che alla fine il lettore si ritrovi con più dubbi di quanti ne avesse prima di iniziare il libro. Cosa che, se da un lato spinge chi è curioso ad approfondire gli argomenti, dall’altro lascia un po’ di amaro in bocca nel corso della lettura.

Se vi sentite particolarmente motivati, questo libro potrà suggerirvi molti spunti, anche grazie all’ampia bibliografia. Se, invece, cercate una lettura più leggera, o volete trovare una risposta alle domande che vi ronzano in testa, mi sento di consigliarvi di riconsiderare la vostra scelta. Mi metto ora alla ricerca di un libro sull’argomento più ampio di “I tori odiano il rosso”, ma ugualmente in grado di appassionare chi legge…

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Autore: giuliavnegri

Laureata in fisica, grande amante degli animali e lettrice compulsiva, sta cercando di abbandonare le formule per dilettarsi con le parole: da gran chiacchierona qual è, le risultano certo più congeniali. Al suo primo blog dedicato alla divulgazione scientifica, è alla ricerca di modi efficaci e congeniali per rendere la scienza un "piatto" per tutti.

One thought on “Quante caratteristiche umane proiettiamo sugli animali?

  1. Se siete curiosi di capire per quale motivo proiettiamo caratteristiche umane sugli animali, vi consiglio di dare un’occhiata qui: https://lascimmiachepensa.wordpress.com/2016/01/12/mi-e-sembrato-di-vedere-un-essere-umano/

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