La rana che russa

L'anfibio fra due mondi: lo stagno degli scienziati e la terra dei curiosi

Oltre alla neve, tanta nebbia: l’onirica vita di un ricercatore

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Non ci si può innamorare di tutti i libri. Capita che qualcuno non piaccia. Per le tematiche, per come è stato scritto, o per una combinazione tra questi e altri più sottili fattori. Ci deve essere la giusta “chimica” tra il lettore e il suo libro, deve essere il momento appropriato della tua vita per girare proprio quelle pagine. In questo caso, non so se sia corretto dire che questo romanzo non mi è piaciuto: forse sarebbe più calzante affermare che non sono sicura di averlo capito. Il sentimento che più ha risvegliato in me questa lettura è stata la perplessità.

Di alcune orme sopra la neve
La storia che viene raccontata è quella di un ricercatore di fisica. Ora, pur avendo imboccato una strada che mi ha portata lontano da laboratori e lavagne piene di formule, questa è una “fauna” che credo di conoscere piuttosto bene. Il lavoro del ricercatore, a volte straniante, alienante, che ti assorbe per intero, caratterizzato da alti e bassi nel proprio entusiasmo e nelle proprie forze, è descritto in maniera abbastanza verosimile. Insieme alla dipendenza molesta dal caffè e alle montagne di carta sulle scrivanie, soprattutto dei teorici. La fisica che permea alcune pagine e traspare da altre è corretta, oltre che piuttosto comprensibile.

L’ossessione del protagonista, Enrico, per la mappa del Centro di Ricerca, e il tono onirico-filosofico di alcune parti, a tratti quasi kafkiane, mi hanno lasciata alquanto dubbiosa. Interessanti alcune riflessioni sulla vita, sulla ricerca, sul tentativo di portare a termine le proprie imprese, ma forse la storia si svolge troppo sul livello metaforico e di autoriflessione. Enrico è oppresso dai propri dubbi, dai pensieri delle proprie azioni, più che dalle azioni stesse. I suoi pensieri vagano in modo indeterminato e indeterminabile, mutevoli in base al luogo in cui si trova e alle conversazioni che conduce o subisce. A volte i suoi progetti si ribaltano senza che sembri esserci un motivo sostanziale. E, tra le sue ossessioni e i suoi pensieri, scorre lento e irregolare il passare delle stagioni, tra la calura e, appunto, la neve del titolo. È molto più costante la sensazione di nebbia, che permane in tutto il racconto: si cerca di seguire il protagonista nelle sue peregrinazioni, nelle sue altalenanti convinzioni su cosa debba o non debba fare, nella descrizione di alcuni particolari o circostanze che sembrano importanti, ma delle quali non si capisce molto bene il senso. Quasi da romanzo distopico la figura dell’Amministratore e il fatto assurdo e inquietante che tutti conoscano quello che passa per la testa del protagonista, oltre alle sue azioni più solitarie e futili.

Se vi piace Kafka lo adorerete, in caso contrario lasciate che Enrico vaghi, solo, nelle contorte strade del Centro di Ricerca, con in mano la sua mappa imperfetta…

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Autore: Giulia Negri

Comunicatrice della scienza, grande appassionata di animali e mangiatrice di libri. Nata sotto il segno dell'atomo, dopo gli studi in fisica ha frequentato il Master in Comunicazione della Scienza “Franco Prattico” della SISSA di Trieste. Ama le videointerviste e cura il blog di recensioni di libri e divulgazione scientifica “La rana che russa” dal 2014. Ha lavorato al CERN, in editoria scolastica e nell'organizzazione di eventi scientifici; gioca con la creatività per raccontare la scienza e renderla un piatto per tutti.

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