La rana che russa

L'anfibio fra due mondi: lo stagno degli scienziati e la terra dei curiosi

E se fossi tu a indossare il camice bianco? Un caso giudiziario, visto con gli occhi di un medico

2 commenti

Siamo sempre più abituati a leggere articoli su casi di malasanità, o ai servizi del telegiornale che gridano allo scandalo. Ma quanto c’è di vero? Nel nostro Paese, purtroppo, il solo fatto di ricevere un avviso di garanzia rende l’imputato già da condannare, con tanto, magari, di titoli a nove colonne. Qualunque sia l’accusa, non ci si fa scrupolo a demolire la reputazione di una persona. E se questa non fosse davvero colpevole? In questo caso, niente scuse, nessuno si preoccupa di riabilitarla e la notizia dell’assoluzione si merita al massimo un trafiletto in una qualche pagina interna. Per questo, e per il fatto di essere cresciuta con “un medico in famiglia” (e non mi riferisco al Dottor Martini), mi ha incuriosita l’idea di leggere una vicenda raccontata dagli occhi di chi il camice, invece di temerlo, lo indossa.

reatocura

Ho cominciato ad assaggiare l’inizio mentre ero in libreria, per assicurarmi che la scrittura scorresse e fosse piacevole: sono arrivata a pagina 30 senza nemmeno accorgermene. Ero sempre più curiosa di scoprire come continuasse la storia. L’ho letto quasi tutto in treno, in mezzo a trambusto e bambini urlanti. Malgrado la presenza di un bel po’ di termini medici, la storia dell’incontro, dell’operazione, del processo è avvincente e mi ha proiettata in un mondo per me completamente nuovo: cosa succede quando medici e giuristi si incontrano? Il tema è familiare ai primi, ma il luogo e le regole sono dei secondi.

Ho provato a seguire il consiglio dell’autore e ho cercato su Google “malasanità”. Mi aspettavo comparissero casi, articoli. Invece, dopo i collegamenti ai vari dizionari, in lista ci sono quasi esclusivamente siti di studi legali che invitano a “contattare senza impegno”, scritto maiuscolo, per valutare il proprio caso. Dopo aver raccontato la sua storia, Pietro Bagnoli prova ad analizzare la situazione italiana, dando qualche personale consiglio per iniziare a far cambiare le cose. Se il rapporto di fiducia tra medico e paziente si rompe, quest’ultimo continuerà ad avere il dubbio, se non la paura, che la persona col camice di fronte a lui non stia facendo tutto il possibile per risolvere il suo problema o, addirittura, per salvarlo. E questo è qualcosa che siamo abbastanza abituati a leggere o immaginare. Ma cosa succede dall’altra parte? Se il medico inizia a temere il proprio paziente, che è in grado di trascinarlo in tribunale senza costi e senza rischi, cercherà di tutelarsi, prescrivendo esami inutili o provando a scaricare ad altri la patata bollente.

Certo, non bisogna scordare che, essendo una storia vissuta e narrata in prima persona, non potrà essere considerato un parere “super partes”. Ma, dopo aver sempre ascoltato le altre campane, trovo interessante leggere l’opinione di chi si trova dall’altro lato, anche solo per provare ad avere un quadro più completo della situazione. E per provare a immedesimarsi e a capire cosa pensa chi, stetoscopio al collo, cerca di farci stare meglio.

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Autore: Giulia Negri

Comunicatrice della scienza, grande appassionata di animali e mangiatrice di libri. Nata sotto il segno dell'atomo, dopo gli studi in fisica ha frequentato il Master in Comunicazione della Scienza “Franco Prattico” della SISSA di Trieste. Ama le videointerviste e cura il blog di recensioni di libri e divulgazione scientifica “La rana che russa” dal 2014. Ha lavorato al CERN, in editoria scolastica e nell'organizzazione di eventi scientifici; gioca con la creatività per raccontare la scienza e renderla un piatto per tutti.

2 thoughts on “E se fossi tu a indossare il camice bianco? Un caso giudiziario, visto con gli occhi di un medico

  1. Cara Giulia Negri,
    grazie della Sua recensione.
    Nel libro ho proprio cercato di fotografare la situazione attuale partendo dalla mia vicenda personale. Come ho sempre detto, dobbiamo essere noi medici a fare il primo passo, ma poi dobbiamo camminare tutti insieme nella giusta direzione, altrimenti andremo tutti insieme verso il baratro.
    Buona serata

    • Gentile Dottor Bagnoli,
      mi fa davvero piacere leggere un Suo commento. Sono d’accordo con Lei: senza un cammino condiviso, non si va da nessuna parte. Purtroppo sembra che, ultimamente, tutti polarizzino il dibattito invece di cercare il dialogo. L’atteggiamento di alcuni Suoi colleghi non aiuta, ma d’altronde nemmeno quello di certi pazienti con parenti al seguito… Speriamo che sempre più si provi a mettersi nei panni dell’altro e a capire le sue ragioni, invece che a correggerlo o a prendersene gioco: ci sarebbe da guadagnare, per tutti.
      Un in bocca al lupo a entrambi, dunque!

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