La rana che russa

L'anfibio fra due mondi: lo stagno degli scienziati e la terra dei curiosi


Lascia un commento

L’uomo che credeva di essere se stesso lo era davvero?

Per chi ama la scienza, e in particolare la fisica, i libri di divulgazione tra cui poter scegliere sono davvero numerosissimi. Ma non sempre si è nella giusta “disposizione d’animo” per affrontare una lettura di quel tipo: dopo una giornata di lavoro, l’ultima cosa di cui si ha bisogno è un libro che ci richiede attenzione e impegno. Anche il lettore seriale ha bisogno di pause! Questo non significa necessariamente doversi allontanare troppo dalla scienza: nell’ultimo periodo ho letto diversi romanzi che giravano, in qualche modo, intorno alla fisica, e credo che questo sia stato uno dei più avvincenti.

Continua a leggere


Lascia un commento

Solo, su Marte

Mark Watney è la persona che tutti vorremmo avere nella compagnia con cui usciamo: estroverso, ironico, positivo, sempre con la battuta pronta. Un “collante” ideale per un gruppo. Pieno di inventiva e di voglia di fare, riuscirebbe a far sembrare divertente qualsiasi situazione. Fa parte di quella ristretta cerchia di esseri umani in grado di ribaltare anche le situazioni più tristi o noiose, pacificare le liti, trascinare in modo energico le conversazioni.

Eppure si trova solo.

Su un pianeta disabitato.

Impossibilitato a comunicare con la Terra, dove tutti lo credono morto.

Non la migliore delle situazioni, insomma. Continua a leggere


Lascia un commento

Il CERN di Ginevra si tinge di giallo

L’immagine dello scienziato è tra quelle che più si prestano a diventare uno stereotipo: perso nei propri studi, rinchiuso nel suo laboratorio, vestito in modo trasandato, avulso dal mondo esterno, dagli intrighi politici, votato solo ai suoi calcoli e ai suoi esperimenti per lo sviluppo della conoscenza e il bene della scienza. Quello che ci viene subito in mente quando pensiamo a un fisico non si discosta troppo da questo tipo di immaginario, ma sarà davvero così? Bruno Arpaia ci porta a sbirciare nelle vite (più o meno reali) di chi lavora al CERN di Ginevra, al Large Hadron Collider (LHC), l’acceleratore di particelle che ha portato alla scoperta dell’ormai famoso bosone di Higgs. E le loro giornate sono tutt’altro che noiose!

Continua a leggere


1 Commento

Come funziona un acceleratore di particelle?

Da una piccola bombola, alle grandi scoperte della fisica delle particelle. O alla distruzione delle cellule tumorali. Tutto inizia da una piccola bombola di idrogeno. Da questa si ottengono i protoni con delle scariche elettriche che strappano gli elettroni agli atomi, ionizzando cioè il gas.

Ecco da dove parte un acceleratore. I protoni così ottenuti vengono poi inviati a un LINAC, un acceleratore lineare. Qui, grazie a onde elettromagnetiche che viaggiano lungo il tubo, come cavalloni marini, le particelle corrono sulla cresta dell’onda, acquistando sempre più velocità. I nostri piccoli “lavoratori” corrono in tubi dove è stato fatto il vuoto: altrimenti, per loro, sarebbe come cercare di fare una gara di velocità in mezzo a una densa folla.  Continua a leggere


1 Commento

Canzoni di Natale e scienziati cattivi

Ovvero commenti pepati su Rosetta e la poesia

Mi ero ripromessa di non avere prese di posizione, nei miei articoli, ma, per una volta, concedetemelo. Ci sono momenti in cui, nonostante la tesi e le consegne da rispettare, ti scappano le mani sulla tastiera e non puoi proprio fare a meno di metterti a scrivere. Quando è troppo, è troppo.

Mi è sempre piaciuta la canzone “Let it snow”: parla di neve e già questo dovrebbe bastare. Ma richiama alla mente il fuoco scoppiettante acceso nel camino, i morbidi maglioni di lana sferruzzati dalla nonna, la cioccolata calda (con panna magari), l’albero di Natale con tutte le sue luci, il presepe, vero tripudio di muschio e casette, le vacanze passate con le persone più care…

Vi chiederete cosa c’entri “Let it snow”: eh, appunto. È stata scelta come colonna sonora per un servizio di scienza: ma andiamo per ordine. Continua a leggere


Lascia un commento

Pronto?

Ci sono problemi per le telefonate a casa di E.T., e per quelle alla fidanzata. Lei darà per scontato che siate con l’amante, potete starne certi. La cosa positiva è che non potrà urlarvi improperi al telefono, perché non funzionerà nemmeno il suo. La corrente elettrica è andata via. E sembra che abbiano tolto pure l’acqua! Che seccatura… non potete guardare le previsioni del tempo, ma vi avviate lo stesso verso il luogo di villeggiatura per il weekend di vacanza che avevate organizzato, ma, col navigatore fuori uso, vi perdete per strada. L’auto è in riserva, vi fermate per prelevare a un bancomat e fare benzina, ma non vi vengono erogati né soldi né carburante. La radio è muta, provate a chiedere spiegazioni alla stazione di servizio: vi spiegano che siamo stati colpiti da una tempesta solare molto intensa e il mondo è in tilt.

Tempesta solare? Al massimo durante una tempesta ce la si cava con un ombrello, bagnandosi un bel po’… cos’avrebbe questa di diverso? Continua a leggere


Lascia un commento

Quando le parole non bastano

“Un’immagine vale più di mille parole”: facendo divulgazione scientifica si impara anche questo. E… se si mettono molte immagini insieme, in rapida successione? Nasce un video, con possibilità che un testo nemmeno si immagina: raccontare il divenire sotto gli occhi di chi guarda, spiegare un fenomeno, mostrare come funziona uno strumento.

Oltre alle immagini, la voce è un mezzo formidabile: le stesse parole, pronunciate con toni differenti, convogliano messaggi diversi. Pensiamo a quando ci raccontavano le fiabe: provavamo gioia, curiosità, persino paura, solo grazie alle camaleontiche possibilità della voce.

Quando poi aggiungiamo anche un po’ di musica, il gioco è fatto: se saremo riusciti ad azzeccare il giusto mix tra tema, immagini, suoni e racconto, il lettore, diventato ora spettatore, ci seguirà affascinato.

Per raccontare qualcosa che direttamente, a occhio nudo, non ci è possibile vedere, il video sembra quindi il mezzo più indicato…


Lascia un commento

Prova a spezzarla ancora un po’

Trovato il monopolo magnetico

Diventare fisici significa (anche) essere tirati su a pane e particelle: poco pane e molte particelle. Si imparano i parallelismi tra elettricità e magnetismo, quasi fratelli siamesi: mentre la carica elettrica si può isolare, è impossibile separare i poli magnetici. Insomma, per quanto tu possa provare a dividere una calamita, otterrai sempre calamite più piccole, ognuna con un polo Nord e un polo Sud. Puoi spezzarla quanto vuoi, arrivare a calamite lillipuziane, ma i poli non si separeranno mai. A suon di “impossibile” e “mai” te ne fai una ragione, ci credi, consideri il monopolo magnetico come un unicorno, una chimera. Ora però eccolo: l’hanno trovato. Pare, almeno.

Continua a leggere