La rana che russa

L'anfibio fra due mondi: lo stagno degli scienziati e la terra dei curiosi


Lascia un commento

“Miao!”, disse l’atomo

La meccanica quantistica spiegata dal mio gatto*

Silenzio.

Ahia. Brutto segno. I casi sono due: o sta dormendo, o sta combinando qualcosa. In genere, in questi momenti, basta andare nell’altra stanza e dirgli di smettere di fare quello che sta facendo. Funziona sempre. Come ci avverte la Legge di Murphy (o uno dei suoi numerosi corollari), di sicuro starà facendo qualcosa di sbagliato. Che poi, vabbe’. Come se i gatti ci obbedissero sul serio… Ci sembra che lo facciano solo perché, a volte, i loro desideri coincidono con il nostro volere. In ogni caso, proviamo per un momento a scordare Murphy e a pensare di non poter andare nell’altra stanza a controllare: se non “sperimento”, non sono in grado di dire se il gatto ronfi beato o stia per far strage delle mie piante. Povere piante. Ma immaginiamo che il gatto sia quantistico: in questo caso, idealmente, fino a che non mi affaccio, sta facendo entrambe le cose. Solo una volta aperta la porta le due possibilità “collassano” in una sola e il gatto assume un comportamento preciso. Dannata palla di diabolico pelo nero!

Continua a leggere

Annunci