La rana che russa

L'anfibio fra due mondi: lo stagno degli scienziati e la terra dei curiosi


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L’uomo che credeva di essere se stesso lo era davvero?

Per chi ama la scienza, e in particolare la fisica, i libri di divulgazione tra cui poter scegliere sono davvero numerosissimi. Ma non sempre si è nella giusta “disposizione d’animo” per affrontare una lettura di quel tipo: dopo una giornata di lavoro, l’ultima cosa di cui si ha bisogno è un libro che ci richiede attenzione e impegno. Anche il lettore seriale ha bisogno di pause! Questo non significa necessariamente doversi allontanare troppo dalla scienza: nell’ultimo periodo ho letto diversi romanzi che giravano, in qualche modo, intorno alla fisica, e credo che questo sia stato uno dei più avvincenti.

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Prova a spezzarla ancora un po’

Trovato il monopolo magnetico

Diventare fisici significa (anche) essere tirati su a pane e particelle: poco pane e molte particelle. Si imparano i parallelismi tra elettricità e magnetismo, quasi fratelli siamesi: mentre la carica elettrica si può isolare, è impossibile separare i poli magnetici. Insomma, per quanto tu possa provare a dividere una calamita, otterrai sempre calamite più piccole, ognuna con un polo Nord e un polo Sud. Puoi spezzarla quanto vuoi, arrivare a calamite lillipuziane, ma i poli non si separeranno mai. A suon di “impossibile” e “mai” te ne fai una ragione, ci credi, consideri il monopolo magnetico come un unicorno, una chimera. Ora però eccolo: l’hanno trovato. Pare, almeno.

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“Miao!”, disse l’atomo

La meccanica quantistica spiegata dal mio gatto*

Silenzio.

Ahia. Brutto segno. I casi sono due: o sta dormendo, o sta combinando qualcosa. In genere, in questi momenti, basta andare nell’altra stanza e dirgli di smettere di fare quello che sta facendo. Funziona sempre. Come ci avverte la Legge di Murphy (o uno dei suoi numerosi corollari), di sicuro starà facendo qualcosa di sbagliato. Che poi, vabbe’. Come se i gatti ci obbedissero sul serio… Ci sembra che lo facciano solo perché, a volte, i loro desideri coincidono con il nostro volere. In ogni caso, proviamo per un momento a scordare Murphy e a pensare di non poter andare nell’altra stanza a controllare: se non “sperimento”, non sono in grado di dire se il gatto ronfi beato o stia per far strage delle mie piante. Povere piante. Ma immaginiamo che il gatto sia quantistico: in questo caso, idealmente, fino a che non mi affaccio, sta facendo entrambe le cose. Solo una volta aperta la porta le due possibilità “collassano” in una sola e il gatto assume un comportamento preciso. Dannata palla di diabolico pelo nero!

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