La rana che russa

L'anfibio fra due mondi: lo stagno degli scienziati e la terra dei curiosi


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Il CERN di Ginevra si tinge di giallo

L’immagine dello scienziato è tra quelle che più si prestano a diventare uno stereotipo: perso nei propri studi, rinchiuso nel suo laboratorio, vestito in modo trasandato, avulso dal mondo esterno, dagli intrighi politici, votato solo ai suoi calcoli e ai suoi esperimenti per lo sviluppo della conoscenza e il bene della scienza. Quello che ci viene subito in mente quando pensiamo a un fisico non si discosta troppo da questo tipo di immaginario, ma sarà davvero così? Bruno Arpaia ci porta a sbirciare nelle vite (più o meno reali) di chi lavora al CERN di Ginevra, al Large Hadron Collider (LHC), l’acceleratore di particelle che ha portato alla scoperta dell’ormai famoso bosone di Higgs. E le loro giornate sono tutt’altro che noiose!

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Come funziona un acceleratore di particelle?

Da una piccola bombola, alle grandi scoperte della fisica delle particelle. O alla distruzione delle cellule tumorali. Tutto inizia da una piccola bombola di idrogeno. Da questa si ottengono i protoni con delle scariche elettriche che strappano gli elettroni agli atomi, ionizzando cioè il gas.

Ecco da dove parte un acceleratore. I protoni così ottenuti vengono poi inviati a un LINAC, un acceleratore lineare. Qui, grazie a onde elettromagnetiche che viaggiano lungo il tubo, come cavalloni marini, le particelle corrono sulla cresta dell’onda, acquistando sempre più velocità. I nostri piccoli “lavoratori” corrono in tubi dove è stato fatto il vuoto: altrimenti, per loro, sarebbe come cercare di fare una gara di velocità in mezzo a una densa folla.  Continua a leggere