La rana che russa

L'anfibio fra due mondi: lo stagno degli scienziati e la terra dei curiosi


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Le piante son brutte bestie

Articolo pubblicato su OggiScienza.

 

LIBRI – Quante piante siete in grado di identificare, nel corso di passeggiate urbane o campagnole? E quanti animali? Se il numero che avete risposto alla seconda domanda supera di gran lunga quello della prima, non sentitevi in colpa: sembra che la causa di questa miopia selettiva non sia solamente la vita sempre più cittadina. Il nostro cervello è in grado di processare molte meno informazioni di quelle che gli giungono dagli occhi: tra queste, sceglie solo quelle che evolutivamente si sono rivelate più importanti, come gli oggetti in movimento o quelli dai colori accesi. “Sfondi verdi o cromaticamente uniformi come quelli che vedo a terra o attorno a me nel bosco, più o meno immobili e non aggressivi, sono invece un rumore di fondo”: un unicum indistinguibile se non facciamo attenzione, o non concentriamo il nostro campo visivo su di loro. Ecco perché Le piante son brutte bestie di Renato Bruni (Codice Edizioni, 224 pagine, 18€) rappresenta un invito ad abbassare la testa e a riscoprire i numerosi componenti che non distinguiamo nel tappeto verde ai nostri piedi.

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