La rana che russa

L'anfibio fra due mondi: lo stagno degli scienziati e la terra dei curiosi


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E se fossi tu a indossare il camice bianco? Un caso giudiziario, visto con gli occhi di un medico

Siamo sempre più abituati a leggere articoli su casi di malasanità, o ai servizi del telegiornale che gridano allo scandalo. Ma quanto c’è di vero? Nel nostro Paese, purtroppo, il solo fatto di ricevere un avviso di garanzia rende l’imputato già da condannare, con tanto, magari, di titoli a nove colonne. Qualunque sia l’accusa, non ci si fa scrupolo a demolire la reputazione di una persona. E se questa non fosse davvero colpevole? In questo caso, niente scuse, nessuno si preoccupa di riabilitarla e la notizia dell’assoluzione si merita al massimo un trafiletto in una qualche pagina interna. Per questo, e per il fatto di essere cresciuta con “un medico in famiglia” (e non mi riferisco al Dottor Martini), mi ha incuriosita l’idea di leggere una vicenda raccontata dagli occhi di chi il camice, invece di temerlo, lo indossa.

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Animali in città: tornare bambina, con uno scrittore d’eccezione

Sono sempre stata una grande fan di Quark/Superquark: rimanevo impalata davanti a tutti i documentari, affascinata dalle parole di Piero Angela. Ma un’altra persona che ricordo con grandissima ammirazione era Danilo Mainardi: l’etologo, con i suoi disegni, la sua voce calma e gentile e le sue spiegazioni interessanti ha avuto una grandissima influenza sul mio amore per gli animali. Quando ho trovato questo libro, quindi, non ho saputo resistere.

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2016: un anno in libri

All’inizio dell’anno, nel momento in cui mi sono iscritta a Goodreads, sito per amanti della lettura, ho fatto una scommessa con me stessa: volevo riuscire a leggere almeno 17 libri. Poi, dopo qualche mese, pensando fosse un traguardo troppo semplice, ho rilanciato con 27. Oggi, contando tutti i romanzi e i saggi letti, sarei quasi a 29 (anche se sul sito, per “colpa” di una quadrilogia contenuta in un unico e-book e di due testi quasi terminati, non ho ancora raggiunto la cifra fatidica).

Un albero di libri alto quasi un anno.

Un albero di libri alto quasi un anno.

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Uomini e lupi: la costruzione e l’evoluzione di un immaginario

Tra lavori e traslochi, riesco finalmente a recensire questo libro, che avevo terminato ormai da un po’ di tempo. In quanto vincitore del “National Book Award”, sembrava promettere bene. Acquistato con grande entusiasmo, visto l’incredibile fascino che i lupi esercitano nei miei confronti, mi aspettavo di conoscere meglio, pagina dopo pagina, il loro comportamento e il loro modo di interfacciarsi con l’uomo. Ma, anche per l’ordine delle parole nel titolo, mi immaginavo comunque un saggio che avesse come protagonista proprio il lupo, idea corroborata dalla descrizione che veniva data del libro:

“Ci conduce in un appassionante viaggio alla scoperta dei suoi comportamenti, della sua psicologia, della complessa struttura sociale del branco e del difficile rapporto con l’uomo.”

Insomma, mi aspettavo qualcosa di scientifico, un racconto/saggio scritto da qualcuno che ha studiato a lungo i lupi, ha trascorso del tempo con loro e al tempo stesso si è documentato sugli incontri e la convivenza con l’uomo.

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Per chi viaggia, ha viaggiato o viaggerà da sola

Un richiamo a cui faccio davvero fatica a non cedere è quello di entrare almeno in una libreria di una città che non conosco. Sono molto curiosa di vedere quali proposte ci sono, soprattutto nella sezione di scienza. Quello che mi ha colpita ad Arezzo mentre facevo la turista, però, era un libro un po’ diverso. Dopo aver scandagliato diverse sezioni, mi sono messa alla ricerca di qualcosa di breve: volevo compagnia durante la cena. E, dopo un po’ di tempo passato a frugare tra i titoli, mi è capitato “Io viaggio da sola”.

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Arenarsi sulle scorie radioattive

Quest’ultima lettura è incentrata su uno dei temi per me più controversi, sia esternamente che internamente. Esternamente perché, a intervalli più o meno regolari, torna a infiammare il dibattito politico e scientifico. Internamente perché io stessa ho cambiato più volte posizione sul tema “energia nucleare”. Fino al liceo ho sempre avuto la fobia per la radioattività, quel qualcosa che, pur non potendo essere visto, udito, annusato o toccato è in grado di nuocere in modo drammaticamente letale, in tempi brevi o lunghi. Una lezione, prima di iscrivermi a fisica, mi fece conoscere gli impieghi dell’atomo in medicina, smorzandone l’aura di malvagità, e chiarì i meccanismi della pericolosità di quanto esiste al mondo di radioattivo, dissipando in parte il mistero. Durante gli studi universitari, con corsi sui reattori e sull’uso delle radiazioni a scopo diagnostico e terapeutico, sono sempre stata una nuclearista convinta. Alcune discussioni durante il master in comunicazione della scienza, però, mi hanno spinta a documentarmi di più sull’incidente di Chernobyl con questo libro. E lì le carte si sono rimescolate parecchio. Leggere cosa succede quando l’infallibile centrale nucleare fallisce ti pone inevitabilmente degli interrogativi e nuovi spunti di riflessione. Tutto questo discorso per dire che, insomma, sull’argomento sono abbastanza ferrata, eppure sono sempre stata disposta a mettere in discussione le mie conoscenze di fronte ad aspetti di cui non ero al corrente o che non avevo considerato. scorie radioattive

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Match Agassi

Ho sempre pensato che le autobiografie fossero qualcosa di noioso: complice forse il mio non eccessivo amore per la storia, mi sono sempre chiesta cosa potesse esserci di tanto interessante nella vita vissuta da qualcun altro, narrata passo passo da lui o lei in persona. Elenchi di date e avvenimenti celebrativi non fanno proprio per me. In più, pur avendo giocato per alcuni anni a tennis, non sono mai stata una patita di questo sport: perciò, “Open” di Andre Agassi aveva tutti i requisiti per sembrarmi un libro terribile.

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